Il cuore di Miran smette di battere, i dottori propongono alla madre il raschiamento, ma lei rifiuta chiedendo un parto indotto. Il figlio è già formato e certa che Dio ha un piano, anziché tenere per sé il dolore, onora «il dono che Dio mi ha fatto», postando alcune foto su Facebook. In effetti la sua breve vita, inutile per la cultura dominante, ha già fatto miracoli salvando dei bimbi dall’aborto.

Meno di un’unghia di un adulto, eppure ogni tratto essenziale è già perfettamente visibile: la manina che vedete nella foto è quella di un bimbo americano, di nome Miran, il cui cuore ha smesso di battere spontaneamente dopo circa 14 settimane passate nella pancia della mamma. Lei è una quarantenne che vive nel Missouri, si chiama Sharran Sutherland, è sposata con Michael e insieme hanno 11 figli. Dopo l’ecografia che mostrava il cuore del bambino ormai privo di battito i dottori l’avevano sollecitata a sottoporsi a una procedura di dilatazione e raschiamento, ma la donna ha rifiutato chiedendo che il suo Miran potesse venire alla luce attraverso un parto indotto, avvenuto il 23 aprile, 172 giorni prima del previsto. Lo aspettava per il 12 ottobre.

La madre ha quindi condiviso su Facebook alcune foto scattate al figlio nella speranza di aiutare a capire tutta l’umanità dei bambini in grembo, oggi così negata. Il senso di stupore davanti a quella creaturina ha colto innanzitutto lei. «Ero sbalordita da come meravigliosamente si fosse formato, tutte le dita dei piedi e delle mani, le unghie, la lingua, le orecchie, il naso, gli occhi, le pupille, tutto! Era un bambino, un bambino molto molto piccolo». Appena 10 centimetri di altezza e 26 grammi di peso. Un essere umano in miniatura, che con il suo corpicino smentisce senza bisogno di ulteriori evidenze tutti i falsi argomenti portati dai fautori dell’aborto. Come ha scritto la stessa Sharran: «Lui non era un mucchio di tessuto, non era solo un feto, era un essere umano, uno che ha avuto la sua vita interrotta troppo presto».

Tuttavia, anche questo lampo di vita del suo bambino è stato un dono, per il quale la donna si sente grata a Dio e si dice certa che Lui, dall’eternità, ha un piano sul suo piccolo. Perciò, anziché tenere per sé il dolore che la perdita di Miran le ha causato, ha voluto «onorare il dono che Dio mi ha dato in un modo che speriamo possa salvare altre piccole vite». E in effetti la brevissima comparsa nel mondo di Miran, inutile per i parametri della cultura dominante, ha già mostrato la sua specialissima fecondità, avendo al suo attivo almeno un paio di miracoli. Il primo ha riguardato una coppia amica di Sharran e il bambino da loro atteso. Come la mamma quarantenne ha detto al britannico Mirror, che si è occupato della storia d’oltreoceano in conseguenza della sua diffusione virale su Facebook, un’amica «stava per abortire perché lei e il padre erano giovani e lui voleva che lei abortisse. Ma lei aveva visto le mie foto di Miran» e alla fine ha capito che «non poteva farcela» a sopprimere quella vita: «Non poteva uccidere il suo bambino». E ha proseguito la gravidanza.

Nella solennità di Tutti i Santi, lo stesso giorno in cui è stato pubblicato l’articolo del Mirror, Sharran ha scritto un altro post rivelando il gran numero di messaggi privati ricevuti, di cui «uno mi ha proprio reso incredibilmente felice. Una signora mi ha contattato per dirmi di essere alla quattordicesima settimana, ha altri bambini, ma lei e suo marito non erano preparati per un altro. Dopo aver letto l’articolo mi ha detto di aver cancellato l’appuntamento [per l’aborto] fissato per domani!!». Un’altra giovane donna, di nome Trina Schenk, ha commentato: «Questo post ha salvato anche la mia [bambina], e parlare con te mi ha fatto sentire molto meglio pure sull’avere la mia bambina. Hai una famiglia fantastica».

Piccoli, grandi racconti di conversione dei cuori. Cuori che si trovano a combattere e scegliere tra bene e male in un mondo che, come constata amaramente Sharran, «ha fatto un gran lavoro a disumanizzare i bambini non nati. L’industria dell’aborto ha fatto in questo un gran lavoro ma esso non colpisce solo le donne che si risolvono ad abortire», bensì colpisce anche coloro che patiscono un aborto spontaneo «perché il mondo non vede i loro figli come bambini». Da qui un lutto che diviene come forzatamente privato della sua essenza: «Così, quando una donna perde il suo bambino non nato, non è in grado di piangere nello stesso modo di una donna che ha dato alla luce un bambino che muore dopo essere nato. Quando una donna perde il suo bambino non nato è quasi come se tu non ne parlassi. Una donna attraversa questo da sola e credo che sia perché gli altri non lo riconoscono come un umano, come un bambino».

Sapendo che la fede è la forza che la sostiene e le fa avere uno sguardo diverso sulla realtà, orientato sull’eterno, Sharran spera che la sua testimonianza possa aiutare pure le donne che già hanno abortito per scelta propria: «Solo perché una donna ha avuto un aborto non significa che debba portare con sé quel senso di colpa e vergogna. Gesù Cristo offre il perdono e la guarigione, tutto ciò che devi fare è pentirti dei tuoi peccati e decidere di consegnarti e seguire Gesù Cristo», ha scritto il 6 novembre in un altro post. E poi – nella consapevolezza che ci sono persone incapaci di perdonarsi, ma che allo stesso tempo la Misericordia divina non aspetta altro di vedere aperto uno spiraglio nel nostro cuore – ha aggiunto: «Non farti ingannare nel pensare di essere indegno del perdono. Tutti pecchiamo e facciamo scelte sbagliate, ma per fortuna se siamo sinceri e ci allontaniamo dai nostri peccati, Gesù è fedele e giusto e ci perdonerà».

da lanuovabq