Asia Bibi, assolta dall’accusa di blasfemia, dal luogo segreto in cui era stata trasferita dopo la sentenza è stata riportata nel penitenziario di Multan dove ha già trascorso anni di detenzione e dove adesso dovrà aspettare l’esito della revisione della sentenza chiesto dagli estremisti.

Asia Bibi, assolta dall’accusa di blasfemia, dal luogo segreto in cui era stata trasferita dopo la sentenza è stata riportata nel penitenziario di Multan dove ha già trascorso anni di detenzione e dove adesso dovrà aspettare l’esito della revisione della sentenza chiesto dagli estremisti. La notizia è stata data nella serata del 6 novembre all’agenzia di stampa AsiaNews da Jospeh Nadeem, direttore esecutivo della Reinassance Education Foundation.

In teoria dovrebbe essere libera, ha commentato, invece l’esecutivo non è riuscito a resistere alle pressioni degli estremisti: «Non si tratta di un caso che riguarda solo Asia Bibi – ha aggiunto – qui ad essere coinvolti sono la giustizia, il rispetto della legge, della Corte suprema e degli onorevoli giudici».

Joseph Nadeem ha detto di aver raggiunto i familiari di Asia che da giorni si trovano nella località segreta dove speravano di poterla riabbracciare e dove sono costretti a nascondersi perché non hanno ottenuto protezione dalle forze dell’ordine. Il marito Ashid Masih ha lanciato un messaggio a tutto il mondo: «Abbiamo bisogno di protezione, aiutateci e pregate per noi, pregate per la nostra salvezza e per la giustizia per Asia Bibi». Nadeem si dice certo che la Corte suprema non ribalterà la propria sentenza ed è fiducioso che verrà liberata. Critica la decisione dell’avvocato difensore di Asia Bibi, Siaf-u-Muluk, che ha lasciato il paese e adesso si trova in Olanda: «Tutti noi abbiamo ricevuto minacce di morte – dice – potrebbe succedere qualsiasi cosa anche a noi, ma non per questo fuggiamo. Non godiamo della protezione di nessuno, solo il nostro Signore Gesù Cristo è il nostro protettore».

In giornata il ministro federale per gli Affari religiosi e l’armonia interreligiosa del Pakistan, Noorul Haq Qadri, parlando con i giornalisti ha detto che sarà la Corte a decidere se il nome di Asia Bibi deve essere inserito nella lista delle persone non autorizzate a lasciare il paese come richiesto dal querelante nel caso di blasfemia a carico di Asia, l’imam Qari Muhammad Saalam, autore inoltre della petizione contro la sentenza di assoluzione della Corte Suprema alla quale il governo pakistano si è impegnato a non opporsi.

L’accordo tra il governo e il Tehreek-i-Labbaik Pakistan, Tlp, il principale partito islamista del paese, ha messo fine alle violente proteste che per tre giorni hanno quasi bloccato la vita delle principali città costringendo i cristiani a restare in casa e le forze di sicurezza a presidiare chiese e altri edifici religiosi. «Difendiamo l’accordo e agiremo di conseguenza», ha detto il ministro Qadri, spiegando che il ruolo dello stato e del governo è come quello di una madre e che la prima responsabilità del governo è riportare la pace. Il ministro inoltre ha detto che il governo sta elaborando strategie da adottare nel caso che si verifichino situazioni analoghe in futuro. Infine, alla domanda se il governo intende bandire il Tlp ha risposto che non esistono procedimenti in tal senso.

Nel frattempo al Senato era in corso un acceso dibattito sulla vicenda. Il partito all’opposizione Ppp, Pakistan Peoples Party, ha deplorato che la Costituzione e lo stato siano stati infangati e ha rimproverato il governo accusandolo di essere “solo parole e niente azione”. «Lo stato deve proteggere i giudici, giuste o sbagliate che siano le loro sentenze li deve sostenere – ha detto il senatore del Ppp Sherry Rehman –, chi si è apertamente ribellato contro la legge e contro la Costituzione ne deve rispondere. Questo è un momento difficile per il Pakistan, il governo non deve tentare di aggirare il parlamento».

Di diverso avviso  si è detto il partito Jamiat Ulema-i-Islam-Fazl che ha definito la sentenza della Corte Suprema «la morte della giustizia». Il partito ha partecipato alle manifestazioni per chiedere che la condanna a morte di Asia Bibi venga eseguita malgrado che la Corte Suprema abbia giudicato palesemente inconsistenti le dichiarazioni dei testimoni a carico di Asia Bibi e abbia criticato altri aspetti del caso. «Vogliamo sapere – ha detto il senatore Maulana Abdul Ghafoor Haideri – se gli Stati Uniti o l’Occidente hanno interferito nel procedimento giudiziario. Che cosa ha indotto la Corte Suprema a impiegare così tanto tempo per decidere? Il presidente della Corte Suprema dice di amare il Santo Profeta, la pace sia con Lui, e poi lascia andare una persona che lo ha insultato».

Quando in Pakistan è arrivata la notizia che l’avvocato di Asia Bibi è in Olanda, sono state rafforzate le misure di sicurezza per proteggere l’ambasciatrice olandese Ardi Stoios-Braken che ha ricevuto minacce di morte. Dei militanti del Tlp hanno bruciato per strada fotografie di Geer Wilders, il politico olandese fondatore e leader del Partito per la libertà, che si batte per limitare l’immigrazione da paesi islamici.

Nei giorni scorsi Wilson Chowdry, presidente della British Pakistani Christians ha diffuso un video in cui si vedono dei bambini che inneggiando al Tlp “impiccano” una bambola e poi gridano: «La punizione per il blasfemo è solo una: la sua testa deve essere separata dal corpo».

Da lanuovabq