La giornalista Rai Marina Nalesso conduce con il Rosario al collo. E la premiata ditta Atei & giacobini strepita per il delitto di lesa laicità. Forza Marina: non ti curar di lor ma guarda e passa. Sappi che se ti fossi messa il chador quei «laici» avrebbero difeso a spada tratta il tuo diritto a manifestare il tuo credo religioso.

Vien voglia di cantare la fortunatissima canzoncina di Rocco Granata: «Marina, Marina, Marina, ti voglio al più presto sposar’…». Sì, perché Marina Nalesso, giornalista del Tg1, si permette nell’edizione pomeridiana di andare in video a dire le notizie indossando, su un tailleur grigio tortora, non una collana qualsiasi ma un pregiato rosario da cui pende un piccolo crocifisso. Figuratevi quelli dell’Unione Atei etc. Col loro strepito hanno ottenuto di far convergere l’attenzione pubblica su quel crocifisso. Neanche al papa era mai riuscito.

Eh, ragazzi, la pubblicità è l’anima del commercio. Parlatene, parlatene, qualcosa resterà. La vicenda del crocifisso della Nalesso dovrebbe, nella mente dei  suoi accusatori, diventare il nuovo caso politicamente corretto nazionale. Come in Inghilterra, come in Svezia, dove una hostess e un’infermiera sono finite in tribunale per il loro crocifisso al collo. Ma l’Italia è quel Paese conosciuto bene dagli italiani, tranne dai gruppetti giacobini, che da due secoli, sotto etichette ogni volta diverse, si sforzano di «fare gli italiani». Infatti, grazie a Dio non siamo inglesi né svedesi e qui non gliene frega niente a nessuno di quel che la Nalesso porta al collo. Non resterà ai giacobini che la via giudiziaria: la denuncino per lesa laicità, poi si adoperino perché la causa venga giudicata da un magistrato di idee consonanti. Ci sta che la (esigua) minoranza ancora una volta imponga il suo capriccio alla maggioranza silenziosa.

Ma non è detto: in questo Paese anche i comunisti sono catto- e spendono cifre per la Prima Comunione dei loro pargoli. Non stupisce, invece, il silenzio di tomba (è il caso di dirlo) del clero e dei suoi incliti rappresentanti mediatici. «Famiglia cristiana», in effetti, ha altro di cui occuparsi, il culto di San Migrante martire. «Civiltà cattolica»? Il direttore Spadaro si è già espresso: il crocifisso non è un Big Jim (sic) da ostentare. Roma locuta est (chissà poi perché «Big Jim», boh). Tutte e due le pubblicazioni di punta del catto- italiano, il settimanale e il mensile, hanno dato addosso a Salvini, ministro dell’interno, colpevole per l’una di chiudere i porti a San Migrante, per l’altra di volere riportare il crocifisso sui muri degli edifici pubblici.

Ora, se una quidam de populo se lo mette al collo in via privata, dov’è il problema? Solo al (ristretto) club degli Atei & Agnostici etc. può venire l’orticaria. Non sanno che la Rai è da sempre lottizzata col manuale Cencelli? E poi, perché si ostinano a guardare il Tg solo al pomeriggio? Per giunta, se si va a vedere le foto, il crocifisso sul petto della Nalesso è veramente minuscolo. Viene in mente la vecchia barzelletta: una zitella chiama i vigili perché dalla sua finestra si vede l’inquilino di fronte che fa ginnastica nudo; i vigili vengono, vedono, e constatano che del reo si scorge solo il mezzo busto. Lo fanno presente alla denunciante, e quella risponde: «Sì, ma se salite sull’armadio lo vedete intero!».

Forza, dunque, Marina: non ti curar di lor ma guarda e passa. Sappi che se ti fossi messa il chador quei «laici» avrebbero difeso a spada tratta il tuo diritto a manifestare il tuo credo religioso. Ma sì, bene fanno «Famiglia cristiana» e «Civiltà cattolica» a tacere. Infatti, non spetta a loro il giudizio. Ma all’esorcista.

da lanuovabq