Quasi 1.200 casi di matrimoni forzati segnalati nel solo 2017. I funzionari del Ministero dell’Interno hanno ricevuto più di 3.800 segnalazioni soltanto negli ultimi tre anni. Il caso più eclatante? Un’innocente di soli quattro anni. L’allarme delle associazioni che denunciano un’emergenza inconfessata: “Si sta chiudendo gli occhi perché non si vuole scuotere il barcone del multiculturalismo”.

A maggio, la cronaca inglese iniziava ad essere tormentata da un ennesimo scandalo, destinato ad aprire un’altra ferita impossibile da rimarginare nel cuore della Gran Bretagna. Quasi 1.200 casi di matrimoni forzati erano stati segnalati relativamente solo all’anno 2017. Di questi 1196 avevano coinvolto ragazzine minorenni, solo in un paio di essi le vittime erano di sesso maschile. L’ufficio governativo del FMU – Unità Matrimoni Forzati – fondato nel 2005 e gestito congiuntamente dal Ministero degli Interni e dal Ministero degli Esteri, dal 2012 ha contato la media di 1400 casi all’anno.

Ma un rapporto pubblicato a maggio da entrambi i dipartimenti ha sottolineato che le statistiche rappresentavano solo una parte della reale portata degli abusi. Le cifre rivelano che su 355 che riguardano ragazzine al di sotto dei diciotto anni, ben centottantasei di esse hanno meno di quindici anni. L’unità ha gestito casi relativi prevalentemente a Medio Oriente e Africa: i quattro paesi con il più alto numero di episodi lo scorso anno sono stati il Pakistan (439 casi), il Bangladesh (129), la Somalia (91) e l’India (82).

La Società Nazionale per la prevenzione della crudeltà (NSPCC) sui bambini ha dichiarato che i matrimoni forzati sono una forma di pedofilia e che la natura intrinseca di fenomeno nascosto alla società rende impossibile comprendere la reale portata del problema. Che, comunque, va a iscriversi nel grande insieme dell’immigrazione e del multiculturalismo. E’ sempre l’NSPCC a rendere noto che nell’anno 2016-2017 c’è stato un aumento dei casi del 12%. E come se il quadro non fosse già drammatico in questi termini, proprio nelle scorse ore è emerso che le forze di polizia si sono rifiutate di intervenire dopo le denunce: solo un caso ogni trentotto veniva preso in considerazione, chiudendo non uno, ma entrambi gli occhi.

I funzionari del Ministero dell’Interno hanno ricevuto più di 3.800 segnalazioni di matrimoni forzati, o di vittime a rischio, soltanto negli ultimi tre anni, e centinaia coinvolgevano bambini. Il caso più eclatante? Un’innocente di soli quattro anni.

L’indagine mandata avanti dal Times ha scoperchiato un vaso di Pandora inquietante. Intervistando direttamente la polizia, infatti, il quotidiano inglese ha scoperto che negli ultimi tre anni solo ottanta sospetti hanno subito un processo. I matrimoni forzati, o le spose bambine, che dir si voglia, sono diventati illegali nel 2014, ma solo tre condanne, da allora, sono state emesse. Un agente, però, ha promesso ai giornalisti che da adesso in poi si impegneranno per migliorare le loro prestazioni. Ma c’è poco da tirare sospiri di sollievo.

A smuovere un po’ le acque è stato Sajid Javid, il neo segretario di stato che qualche mese fa ha iniziato ad intuire che c’era qualcosa che non funzionava a dovere. Un caso su quattro in cui le forze di polizia non rispondono, non può mai essere qualcosa di normale, specie per un paese come il Regno Unito, così complesso e articolato al suo interno. Il Ministero dell’Interno ha dichiarato che i rapporti della FMU sono stati poi collegati ad una serie di altri che hanno coinvolto la polizia, i servizi sociali, i visti e l’immigrazione in Inghilterra. Un portavoce ha poi aggiunto: “la FMU sta collaborando con l’NPCC per migliorare le risorse e l’addestramento per la polizia”.

La dimensione multiculturale dell’isola inglese ha reso ancora più allarmante il fenomeno delle spose bambine, e quindi della pedofilia. Jasvinder Sanghera, la fondatrice di Karma Nirvana, associazione che sostiene le vittime del matrimonio forzato, ha dichiarato: “Abbiamo un numero troppo importante di professionisti che stanno chiudendo un occhio. E lo fanno perché non vogliono scuotere il barcone del multiculturalismo”.

Insomma, dopo i fatti di Rotherham, se qualcuno poteva immaginare che la Gran Bretagna ne avesse abbastanza con autorità e forze dell’ordine che insabbiano la violenza ai danni di bambine e ragazzine, si sbagliava.