Troppo spesso si pensa che il fenomeno di radicalizzazione dei musulmani, specie quelli che poi compiono attentati, sia tutto occidentale e dovuto a fattori sociali ed economici. In realtà la radicalizzazione risponde a un piano di lungo periodo, gestito dalla Fratellanza Musulmana e foraggiato soprattutto dal Qatar.

E’ da tempo che l’ondata di immigrati musulmani stimola il dibattito sull’immigrazione, un po’ meno le politiche in fatto di sicurezza. E’ stato acclarato che quand’anche l’emigrazione verso l’Europa dovesse cessare immediatamente e in modo permanente, la popolazione islamica nel Vecchio Continente passerebbe dal 4,9% al 7,4% entro il 2050.

I musulmani sono più giovani di tredici anni della media europea e sono nettamente più fertili (un bambino in più per donna, in media). Il che fa di loro una popolazione giovane, forte e robusta, ma soprattutto radicata in un Occidente le cui radici si stanno seccando. Parlare di radicalismo vuol dire parlare anche delle reti e delle cellule affiliate a organizzazioni jihadiste su scala mondiale, come al-Qaeda, alimentata da una ideologica ricerca di un ordine mondiale politico islamico. L’opinione corrente vuole che il sostegno ai gruppi estremisti sia piuttosto blando tra i musulmani in Europa e, viceversa, che quest’ ultimi non sono foraggiati dai cosiddetti gruppi estremisti.

Le bombe di Madrid del 2004 hanno inaugurato ufficialmente l’Europa nuova patria di jihadisti, da allora, obiettivo di conquista dichiarato apertamente. Nella comune indifferenza, solo un anno dopo, con i fatti di Londra pianificati e realizzati da quattro musulmani e cittadini britannici di seconda generazione, l’obiettivo fu consacrato. Ma comunque nell’assenza di preoccupazione, quanto meno nella sostanza delle politiche. A chi poteva importare che in Europa solo tra il 2001 e il 2006 ci fossero ventotto reti jihadiste attive? I media hanno trasformato la crescente radicalizzazione in un fenomeno d’idiosincrasia tutto occidentale. “Alienati sociali” e “matti di ultima generazione”, così ci hanno raccontato degli attentatori che hanno insanguinato le strade d’Europa.

Ma la storia sta, come al solito, in un altro modo. Dietro questi individui che non sono sprovveduti né inconsapevoli dei loro gesti c’è un progetto tanto grande quanto ragionato e adeguatamente finanziato. C’è il Qatar, dove è l’islam wahhabita – nato in seno alla comunità sunnita – a dettare le regole, e ha puntato sui Fratelli Musulmani per esportare la religione di Maometto e conquistare l’Europa. S’è prestato a far da trampolino di lancio facendo giocare un importante ruolo dal progetto dei Fratelli Musulmani. Quest’ultimi hanno iniziato probabilmente nel 1961, quando Said Ramadan fonda il Centro Culturale Islamico a Ginevra. Qualche anno più tardi, nel 1969, è Youssef Al-Qaradawi – il più potente degli ideologi dei Fratelli Musulmani – a continuare il disegno: dall’Egitto si trasferisce in Qatar dove fonda la Facoltà di Legge Islamica all’Università del Qatar e diviene il cardine della formazione e della diffusione del progetto della Fratellanza in Medio Oriente, Nord Africa e Europa, specialmente nei primi anni ’90.

Nel 1996 viene fondato – sempre dal Qatar – il canale televisivo Al-Jazeera e Al-Qaradawi continua a mobilitare il sostegno per il progetto di diffondere le idee dei Fratelli Musulmani tra le comunità musulmane di lingua araba, attraverso il suo programma “Legge islamica e vita”, che diventa uno degli strumenti più efficaci per la politica del Qatar in Europa. Nel frattempo la Fratellanza aveva fondato la Banca Al-Taqwa, alle Bahamas, nel 1988, per finanziare le proprie attività in tutto il mondo. E quando il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha accusato la banca e i suoi fondatori di finanziare Al-Qaeda, bloccandone i beni fino al 2010, il Qatar è intervenuto a riempire il vuoto, agendo come finanziatore delle organizzazioni della Fratellanza in Europa e all’estero.

Nel 2012, un uomo d’affari del Qatar ha donato una grossa somma di denaro alla Società Islamica della Francia Occidentale (Société Islamique Ouest France) per la costruzione della Moschea di Al-Salam a Nantes. Sempre nel 2012, la Qatari Charity Foundation ha fatto il suo ingresso nel sistema educativo in Francia, pagando 1,5 milioni di euro per acquistare un edificio che ospitasse la scuola Al-Razi a Lille. La prima scuola islamica che sforna “dotti” in Francia. Nel 2014, la Qatari Charity Foundation ha pagato 1,1 milioni di euro alla Lega dei musulmani belgi e la fondazione ha finanziato il primo centro islamico a Lussemburgo nel 2015. Ma non ci sono, ovviamente, solo Francia e Belgio nel mirino. Il disegno è radicato e ramificato in tutto il Vecchio Continente.

Uno studio del 2017 sui richiedenti asilo prevalentemente afghani nella città austriaca di Graz ha dimostrato che costoro, per lo più uomini di età inferiore ai 30 anni, erano tutti non disposti a sostituire i loro valori islamici con quelli occidentali. La metà degli immigrati ha affermato che la religione svolge un ruolo più importante nella vita quotidiana in Europa di quanto non facesse nel loro paese d’origine, e il 51,6% degli intervistati ha affermato che la supremazia dell’islam rispetto alle altre religioni è indiscussa. D’altronde, la tendenza di molti musulmani a diventare più religiosi una volta arrivati in Europa è stata dichiaratamente esposta in una nuova serie di documentari, “False Identity”, del giornalista di lingua araba Zvi Yehezkeli, che, sotto copertura è andato ad indagare sull’attività dei Fratelli Musulmani in Europa e Stati Uniti. In Germania, ha incontrato due giovani musulmani provenienti dalla Siria, aiutati da una “fantomatica organizzazione islamica britannica”, e che gli hanno raccontato: “i Fratelli Musulmani sono attivi nell’aiutare i rifugiati a diventare devoti musulmani”. A quel punto Yehezkeli ha chiesto loro quale fosse il loro sogno. “La visione è uno stato islamico, una società islamica”, ha detto uno dei due. “I musulmani sognano il dominio della sharia, e la visione da qui a vent’anni è che la legge della sharia sia istituzionalizzata in Germania”. E alla domanda se i tedeschi potrebbero resistere alla Dawa, hanno risposto, “non affronteremo con forza [l’Europa], ma lentamente … Ci saranno scontri, ma lentamente gli scontri si placheranno, le persone accetteranno la realtà. Non c’è scampo, ogni cambiamento comporta scontri”.

In questo “sogno” Qatar e Fratelli Musulmani giocano un ruolo determinante, mentre l’Europa finge di non vedere. La mancanza di identità religiosa nell’Occidente odierno ha lasciato un vuoto che l’islam sta riempendo senza trovare opposizione.

da lanuovabq