Il lui sembra una lei. La lei sembra un lui. In comune hanno lo sguardo assente e la bocca imbronciata. Oltre al colore dei capelli: un biondo tendente al bianco che rende i due ancora più inquietanti.

Il titolo dice: «Il profumo della libertà». Siamo nell’inserto «Beauty» del grande giornale progressista e la pagina è dedicata alle nuove fragranze gender free, ovvero ai profumi neutri, che vanno bene per il maschio come per la femmina.

«Per lui come per lei, per lei come per lui. Il profumo annulla le differenze di genere, si apre alla condivisione e diventa “fluido”».  Come mai? Risposta: «La tendenza del settore è quella infatti di eliminare sul packacing le etichette pour femme e pour homme, lasciando l’ultima scelta a chi acquista». Ohibò!

E poteva mancare il parere dell’esperto, il guru del trend? Certo che no. Dunque, spiega chi da anni «sviluppa percorsi di formazione olfattiva» (qualunque cosa voglia dire, ma non voglio saperlo), «la profumeria nasce libera». Davvero? Certo. Sono le «leggi di marketing e di mercato che hanno creato le fragranze maschili e quelle femminili». Ma «se vogliamo pensare al profumo come a una forma d’arte, allora è libera come la pittura e la musica».

Di conseguenza vai con la «neutralità dei generi», «trasversalmente rappresentata da collezioni genderlessche interessano il fast fashion come l’haute couture».

Ma guarda. Mi si apre un mondo. E lo sapevate che «le fragranze unisex nascono da una struttura olfattiva maschile resa leggermente femminile, mentre quelle gender free hanno una costruzione che si sviluppa attraverso materie prime utilizzate indistintamente per profumi da uomo e da donna»?

Io no, non lo sapevo. Perché sono ignorante. Meno male che l’articolo viene in soccorso: «Oggi più che mai la nuova generazione Z non si riconosce negli stereotipi di genere».

E io, sciocco, che al mio nipotino regalo macchinine e alla nipotina bambole e servizi da tè! Tocca aggiornarsi. (Resta da capire perché il nipotino poi si ostina a giocare con le macchinine e a rifiutare le tazzine, mentre la nipotina adora le tazzine e ignora le macchinine. Saranno nati già vecchi?).

Comunque. Libertà per il profumo! Anzi, verrebbe da dire: fragranze di tutto il mondo unitevi! E mescolatevi!

Come sono sorpassato. Mi torna alla mente il mio barbiere di quando ero ragazzo. Anni Settanta del secolo scorso. Era dell’Inter, come me, e mentre mi tagliava i capelli parlavamo dei gol di Boninsegna detto Bonimba. Sul tavolino teneva dei dopobarba (mica si diceva after-shave) che sembravano provenire direttamente dai più malfamati barbieri di Caracas. Roba da maschi. Ma che ingenui eravamo!

Ricordo con raccapriccio che, quando mi venne voglia di lasciarmi crescere la barba, lui (il barbiere, non Boninsegna) mi raccomandò di frizionarmi la pelle della faccia con l’alcool. Sentenziò: «Hai la pelle ancora troppo liscia e morbida. Ma con qualche bella frizione ti verrà dura come suola delle scarpe. Fìdati». Eravamo vittime della dittatura gender e non lo sapevamo!

Ma ora la liberazione è in atto e nessuno potrà ostacolarla. Come in Giappone (leggo sempre dalla pagina di cui sopra), dove la «sensualità made in Japan» è tutta gender free.

In giapponese si chiama infatti jeandaresu-kei   ed è «il manifesto del genderless asiatico», uno stile che «rompe gli schemi della distinzione di generi», con la tv e i social, specie Instagram, a fare da maestri, come nel caso di tale Satsuki Nakayama, «una delle modelle più famose del paese per il suo dolce aspetto androgino».

Ecco qua. Impariamo dal Sol Levante, più che mai sol dell’avvenir. Basta con le distinzioni imposte dai padroni del gender! Liberiamoci una buona volta, rifiutiamo le differenze. Il futuro è nella fluidità. È l’aratro che traccia il solco ma è il profumo (neutro) che lo difende!

Poi vado a vedere i prezzi. Ti andrebbe una bella fragranza nella quale «spicca l’essenza dell’iris tra le note del Bois d’Argent», così da unire «toni ambrati, muschiati e legnosi»? Bene: sborsa duecentodieci euro. E che dici di una fantastica fragranza haute couture «ispirata ai profumi e alle nuances del blu che colorano i cieli dell’India»? Duecentotrentacinque euro.  E come dire di no alla fragranza «fresca e speziata» che «sintetizza arte e sensualità»? Bene: duecentodieci euro. E se invece preferisci «lo spirito veneziano» che è «un tributo alla città sulla laguna», preparati a tirar fuori centoventi euro.

Il mondo è tutto una sorpresa. E io, zoticone, che quando penso alle fragranze veneziane avverto più che altro una mistura di odori tipo alghe che marciscono…

Ma il vero problema è: tutti quei soldi per una boccetta di profumo? E poi chi lo dice a mia moglie?

Perché, vedete, saremo anche in un mondo ormai genderlessgender free e quello che volete, ma in casa nostra è lei che porta i pantaloni! E se butto via i soldi mi fa un packacing così!

Aldo Maria Valli