Papa Francesco è stato il primo Pontefice a mettere piede a Pietrelcina, provincia di Benevento, luogo di nascita del santo più amato e popolare dell’epoca moderna, san Pio. Nel corso dell’incontro con i fedeli ha ricordato la lotta interiore del santo con le stimmate con il demonio. 

E’ stato il primo Papa a mettere piede a Pietrelcina, provincia di Benevento, luogo di nascita del santo più amato e popolare dell’epoca moderna, san Pio. Ieri mattina, atterrato poco prima delle otto, papa Francesco si è diretto a piedi, tra la gente, verso la Cappella dell’Olmo dove c’è l’albero sotto il quale il santo per la prima volta vide apparire le stimmate che lo accompagnarono poi fino alla morte il 23 settembre 1968.

A Pietrelcina Francesco ha fatto diversi interventi a braccio. «Ma voi credete che il demonio esiste?», ha domandato abbandonando il discorso preparato. «Non siete tanto convinti, eh? Dirò al vescovo di fare delle catechesi. Esiste o non esiste il demonio?». A questo punto i fedeli hanno risposto: «Sì!». Allora Francesco ha messo in guardia, dicendo che «va, va da ogni parte, si mette dentro di noi, ci muove, ci tormenta, ci inganna». Proprio a Pietrelcina padre Pio aveva cominciato a lottare con «quei cosacci», si legge nel suo epistolario, che «non cessano di percuotermi e di sbalzarmi alle volta anche dal letto, giungendo fino a togliermi la camicia e percuotermi in tale stato. Ma oramai non mi fanno più timore. Gesù è sempre amoroso verso di me, giungendo fin anche alle volte ad alzarmi da terra ed adagiarmi sul letto…».

Dopo 50 anni dalla morte del santo un Papa ha raggiunto i luoghi di nascita di padre Pio, riconosciuto beato da Giovanni Paolo II nel 1999 e canonizzato nel 2002. Il frate con le stimmate è stato indagato più volte dal Sant’Uffizio e gli fu persino proibito di dire messa, confessare e ricevere visitatori, ma la sua obbedienza alla Chiesa non fu mai in discussione. Papa Francesco lo ha ricordato: «Amava la Chiesa, amava la Chiesa con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi guai, con tutti i nostri peccati. Perché tutti noi siamo peccatori, ci vergogniamo, ma lo Spirito di Dio ci ha convocato in questa Chiesa che è santa. E lui amava la Chiesa santa e i figli peccatori, tutti. Questo era san Pio». Un insegnamento valido sempre, anche oggi per una chiesa che è tormentata da divisioni e peccati, come la terribile piaga degli abusi su minori.

Contro la zizzania della litigiosità Francesco ha richiamato anche la comunità civile. Qualcuno ha voluto leggere in queste parole un richiamo alla vita politica non solo di Pietrelcina, ma dell’Italia intera, che dopo una campagna elettorale incandescente cerca ora la strada delle governabilità. «Un paese che litiga tutti i giorni non cresce», ha detto il Papa, «non si costruisce: spaventa la gente. È un paese malato e triste… Invece un paese dove si cerca la pace, dove tutti si vogliono bene – più o meno, ma si vogliono bene –, non ci si augura del male, questo paese, benché piccolo, cresce, cresce, cresce, si allarga e diventa forte».

Francesco ha poi invitato a pregare per i giovani che soffrono il fenomeno della «migrazione interna», i ragazzi del Sud che lasciano la loro terra verso il Nord Italia in cerca di lavoro. E’ stata così l’occasione per ricordare un principio della Dottrina sociale della Chiesa valido in materia di migrazione, il diritto a non emigrare, un principio che spesso non trova grandi spazi nei discorsi che la chiesa propone per la gestione del flusso di immigrati dai paesi africani e mediorientali. «La migrazione interna dei giovani, un grave problema!», ha sottolineato Francesco ieri, sempre a braccio. «Pregate la Madonna perché i giovani trovino lavoro qui, fra voi, vicino alla famiglia, e non siano costretti ad andarsene a cercare da un’altra parte e il paese giù, giù, giù».

Parlando del rapporto tra giovani e anziani il Papa ha lanciato l’idea di un Nobel dedicato agli anziani «che danno memoria all’umanità» e non si devono scartare. Sono esempi di saggezza, una delle tre parole che Francesco mette al centro dell’omelia tenuta in occasione della messa celebrata in tarda mattinata a San Giovanni Rotondo, seconda tappa della breve visita apostolica di ieri. Qui ha visitato innanzitutto l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, recandosi nel reparto di onco-ematologia pediatrica. Nell’omelia ha parlato dei «piccoli», degli umili, dei malati, uomini e donne che trovano Dio perché, invece, «quando si è pieni di sé, non c’è posto per Dio». Infine, il ricordo della grande opera di guarigione che san Pio da Pietrelcina ha svolto nel confessionale. «Padre Pio è stato un apostolo del confessionale», ha detto Francesco. «Anche oggi ci invita lì».

da lanuovabq