“Se te ne vai nessuno te ne farà una colpa”, sono queste le parole che hanno ripetuto più persone a Rachel, 32 anni inglese, quando suo marito, Russell (37) fu colpito da un ictus solo cinque settimane dopo il loro matrimonio. Sì, insomma, invece che offrire il proprio aiuto e supportando la neosposa nel mantenere la promessa fatta Dio e al marito di amarlo e onorarlo sempre nella salute e nella malattia finché morte non ci separi, il mondo la invitava ad abbandonare subito la croce senza fare troppa fatica.

Ma Rachel, nonostante la durezza che aveva assunto il giogo matrimoniale, non si è mai voluta rassegnare credendo, e quindi sperando, nel compimento di un sacramento che per quanto faticoso è l’unica via per raggiungere una vera e profonda comunione d’amore e letizia. Rachel ha raccontato la sua vicenda ai giornali inglesi, spiegando che era il 2014 quando il marito al lavoro si sentì male. La donna corsa in ospedale lo trovò semi paralizzato e poco cosciente della realtà. Tanto che, una volta che fu dimesso e tornato a casa, Rachel si sentì come alla presenza di uno sconosciuto. Russell pareva infatti un altro: non comunciava più e non esprimeva le sue emozioni come invece era solito fare: “Non più una mano amorevole sulla mia schiena, né un bacio sulla guancia. Di notte, invece che abbracciarmi giaceva nel letto e si addormentava”. Rachel non nasconde il dolere e la paura, ricordando che “a volte stavo lì sdraiata e piangevo in silenzio così da fargli sentire e fargli pensare: è così che sarà la nostra vita da ora?”. Continua la donna: “Ero arrabbiata perché mi pareva un’ingiustizia. Eravamo sposati solo da cinque settimane. Cosa avevamo fatto per meritarci tutto questo?”.

Ma nonostante ciò e nonostante la gente la inducesse a pensare che sarebbe stato normale andarsene, lei ha spiegato: “Non ho mai preso in considerazione l’idea di lasciare mio marito. Perché lo amo”. E’ così che Rachel ha ribaltato l’idea sentimentale di amore di moda oggi. Quella che sulle pagine del Corriere della Sera (tramite il blog “La 24esima ora” ) spaccia i tradimenti e le storie con amati come un bene, dato che l’amore consisterebbe solo nel ricevere gratificazioni, confondendo così le menti della maggiornanza che ormai scambia sempre più l’egoismo con la parola amore.

Rachel, invece, anziché andarsene perché non riceveva più baci, attenzioni o parole dolci, ha deciso di donarsi lei al marito: senza sosta, calcolo o ritorno alcuno. Di fronte all’amore incondizionato della moglie, Russell ha cominciato a recuperare fino a ricambiare le attenzioni di Rachel: “Lo abbracciavo – ha continuato lei – e lo riabbracciavo il più possibile e finivo ogni conversazione dicendo “ti amo”…c’erano volte in cui mi ingorava, ma io mi rifiutavo di mollare. Piccoli attimi, come quando mi sorrideva o mi parlava erano una vittoria”.

Nonostante ciò, pochi mesi dopo l’ictus, gli specialisti dissero alla donna che non poteva aspettarsi altri miglioramenti dal marito. “Quando tornammo a casa, Russell cominciò a piangere e piangere, non lo avevo mai visto così triste prima di allora”. Ma Rachel non smise di continuare a dare tutto l’amore possibile al suo uomo che, a dispetto di ogni pronostico, continuò a migliorare. Finché nel giugno del 2015, “mentre andavamo a letto mi disse che mi amava. Fu come se lo avete detto per la prima volta e i miei occhi si riempirono di lacrime”. “Perché”, ed è questa la ricompensa che solo chi combatte al fianco del proprio coniuge anche dentro le tempeste può ricevere, “dopo tutto lui mi amava ancora”. Così Rachel ha dimostrato l’universalità delle parole di Gesù quando spiega l’unica via per essere felici: “Chi vuole avere la vita la perderà”.

Oggi Russell che sta recuperando molte funzioni del corpo fatica ancora a scrivere, leggere e parlare, ma Rechel ormai pare leggergli i pensieri guardandolo negli occhi, quasi lo conoscesse più di prima, tanto da riuscire ad aiutarlo a finire le frasi che comincia. E’ così che si diventa davvero una carne sola. Può far paura, ma solo così si può vivere l’amore vero, che sì costa sangue ma che non ha nulla da invidiare al sentimento passeggero dell’appagamento egoistico che stanca e lascia di fatto l’uomo solo, incapace di dare e abile solo ad accogliere narcisiticamente se stesso.

di Benedetta Frigerio

da lanuovabq.it